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domenica 11 ottobre 2015

ALAIN ROBBE-GRILLET (I)



ALAIN ROBBE-GRILLET
Scrittore e Regista francese
Nato a Brest (France) il 18 Agosto 1922 morto a  Caen il 18 Febbraio 2008

Filmografia


1963
L'immortelle
Cast:Francoise Brion,Jacques Doniol-Valcroze,Guido Celano,Catherine Robbe-Grillet





1966
Trans-Europe-Express
Cast: Jean Louis Trintignant, Marie France Pisier, Nadine Verdier,Alain Robbe-Grillet,Catherine Robbe-Grillet








1968
L'homme qui ment
Cast: Jean Louis Trintignant,Ivan Mistrik,Zuzana Kocurikova,Caterine Robbe-Grillet








1970
L'eden et aprés
Cast: Catherine Jourdan,Lorraine Rainer,Silvain Corthay,Catherine Robbe-Grillet




1971
N a pris les dès
Cast: Catherine Jourdan,Lorraine Rainer,Silvain Corthay,Catherine Robbe-Grillet




1974
Glissements progressifs du plaisir
Cast:Anicée Alvina, Olga George-Picot,Jean Louis Trintignant, Michael Londsale,Isabelle Huppert, Alain et Catherine Robbe Grillet





1975
Le jeu avec le feu
Jean Louis Trintignant, Philippe Noiret,Anicée Alvina, Sylvia Krystel, Agostina Belli, Ingrid Caven, Francis Girod.






1983
La belle captive
Cast: Daniel Mesguisch,Cyrielle Clair,Daniel Emilfork,Arielle Dombasle






1995
Le bruit qui rend fou (The blue villa)
Cast:Fred Ward,Arielle Dombasle,Charles Tordjman 




2006
C'est gradiva qui vous appelle
Cast:James Wilby,Arielle Dombasle,Dany Verissimo-Petit 






Alain Robbe-Grillet, The Art of Fiction No. 91 da Paris Review

Intervistato da Shusha Guppy


INTERVISTATORE
I Lettori hanno incominciato a seguirti dopo il successo di L'Anno scorso a Marienbad, non è vero? E' stato  Alain Resnais a chiederti di scrivere la sceneggiatura , o è stata una tua iniziativa per entrare nel mondo del cinema?

ROBBE-GRILLET
E' stato il produttore di  Resnais. Dopo GelosiaI ho scritto Il Labirinto, che ha venduto qualche copia in piu. Il produttore di Resnais mi ha chiesto di scrivere un soggetto per lui. Resnais voleva fare un  film con Françoise Sagan, e non era interessato al soggetto, ma il produttore mi disse che forse potevo convincerlo. Immediatamente scrissi tre sipnosi, di due pagine l'una, e le feci avere a Resnais. Gli piacquero e disse, “va avanti.” Non gli è costato nulla sino a quandi il produttore ha preso l'iniziativa di pagarmi senza l'intervento di Resnais. I non ho preparato uno scenario ma un vero e proprio copione: immagine dopo immagine, inquadratura dopo inquadratura, con tutti i movimenti di camera, pronto per essre girato. E' difficile che un regista accetti una cosa del genere, ma Resnais lo fece, ed il film fu girato in due mesi.

INTERVISTATORE
Marienbad è stata la tua prima scrittura per il cinema ?

ROBBE-GRILLET
No. L'Immortale  è stata la prima. Nel 1960, un produttore mi chiese se volessi fare un film io stesso. Io risposi, “Si, ma non ho un largo seguito come scrittore.” Egli disse, “Fa niente—sei alla moda.” La sola condizione fu che il film fosse girato ad Istambul. “Perchè?” chiesi. Era una storia oscura—come spesso nell'industria cinematografica—attorno a dei soldi belgi bloccati in Turchia che dovevano essere utilizzati per un prodotto esportabile. Così accettai, anche perchè Istambul era la città dove avevo conosciuto mia moglie Catherine e quindi faceva parte del mio immaginario. Quindi accettai immediatamente e partii per la Turchia dove preparai il copione. Ma scoppio la rivoluzione contro  Menderes e la nazione fu immersa in un bagno di sangue. Così il film saltò. Mentre Resnais stava girando  Marienbad tornai a  Istanbul per negoziare con il nuovo governo turco e realizzai in autonomia  L' Immortale un anno dopo. La cosa piu buffa fu che nessuno voleva comprare Marienbad! Il produttore decise che il film non sarebbe mai stato mostrato, che insultava e prendeva in giro il pubblico e che non aveva nessun significato. Io ero in una posizione particolarmente scomoda, visto che ero “il cattivo Alain Robbe-Grillet” che aveva corrotto “il buon Alain Resnais.” Così per un anno il fil fu dimenticato. Per fortuna, il  Film Festival  di Venezia lo salvò,ed il film assurdo e idiota divenne un eccezionale successo in una notte.

INTERVISTATORE
Ma è per il tuo film, L'Immortale che hai vinto il premio Leduc?

ROBBE-GRILLET
Si ma nonostante il premio il fim non ebbe successo. Ma il seguente, Trans-Europe Express, fece molto bene, il che mi consenti di fare altri film , come L'uomo che mente, o Giochi di Fuoco. Attualmente sto preparando un altro film—ma non ne posso parlare per ragioni di superstizione—ma non ho problemi a trovare i soldi per fare i miei film visto che sono a basso costo , e richiedono poche risorse.

INTERVISTATORE
Che pensi dei registi della Nouvelle Vague? Quelli venuti da Les Cahiers du Cinema e hanno fatto film nel tuo stesso periodo? Ti hanno in qualche modo influenzato?

ROBBE-GRILLET
C'è un regista che ammiro immensamente,ed è Jean-Luc Godard. A parte l'ultimo , Je vous salue, Marie, tutti i suoi film sono importanti per me Ma i registi di successo come Truffaut e Chabrol,sono per me totalmente insignificanti. Loro fanno buoni film tradizionali, basati su storie che funzionavano gia prima di essere film,ma non possono essere comparati con l'nventiva formale di Godard. Truffaut è famoso come regista d'avanguardia, mentre egli è retro,retro guardia!E per non parlare di  Eric Rohmer, lui è quello che scrive dei dialoghi e poi matte degli attori ad enunciarli davanti ad una macchina da presa. Spesso il film di un regista che ha piu successo è il meno interessante della sua produzione: Truffaut’s L'ultimo metro di Truffaut è un pezzo di spazzatura commerciale in tutto il suo orrore nonostante sia stato un gran successo.

INTERVISTATORE
Che ci dici dei grandi nomi del cinema: Ingmar Bergman, Akira Kurosawa, etc . . . Chi ti ha influenzato come regista?

ROBBE-GRILLET
Fritz Lang, Erich von Stroheim, Orson Welles—The Lady of Shanghai piu di Citizen Kane. Bergman non mi interessa per niente.







                             


"J’aime la vie je n’aime pas la mort,
Amo la vita non amo la morte

Pourtant j’aime assez ce qui demeure immobile
Quindi amo quello che resta immobile

J’aime les chats je n’aime pas les chiens
Mi piacciono i gatti non amo i cani

J’aime l’impression d’éternité, les vieilles demeures de Provence au décor immuable
Mi piace l’idea di eternità, le vecchie dimore della Provenza dall’aspetto immutabile

Les lourds velours rouges passés depuis toujours
I pesanti velluti rossi sorpassati da sempre

La mousse dans les allées
La vegetazione di  sottobosco nei sentieri

Les carpes entre deux eaux dans les bassins
Le carpe a mezz’acqua negli stagni

Je n’aime pas le téléphone
Non amo il telefono

Je n’aime pas la voiture
Non mi piacciono le macchine

J’aime les longs voyages en chemin de fer
Amo i lunghi viaggi in treno

Paris-Bucarest New York -Los Angeles Istanbul- Téhéran Moscow-Khabarovsk

J’aime aussi marcher dans les rues ou à travers la campagne.
Mi piace molto camminare per le strade o attraverso la campagna

J’aime les Automnes humides et doux les feuilles brunes luisantes de pluie
Mi piacciono gli autunni umidi e dolci, le foglie brune luccicanti di pioggia
I
Un épais tapis spongieux sur le chemin
Uno spesso tappeto spugnoso sul cammino

Je n’aime pas le bruit, Je n’aime pas l’agitation, J’aime les belles voix, Je déteste les cris
Non mi piace il rumore,non mi piace l’agitazione , amo le belle voci detesto i gridi
I
J’aime le foules joyeuses, Je n’aime pas ce qui plait aux foules
Mi piacciono le folle gioiose , non mi piace quello che piace alle folle

Je ne fais pas confiance au masses populaires
Non credo alle masse popolari

J’aime les jours ou je me sent plus intelligent plus instruit plus aigu
Mi piacciono i giorni in cui mi sento piu intelligente piu istruito piu acuto

J’aime apprendre, j’aime enseigner
Mi piace imparare e amo insegnare

Je n’aime pas faire une conférence après un bon repas
Non mi piace fare una conferenza dopo un buon pasto

J’aime bien les petites filles surtout si elles sont jolies
Mi piacciono le ragazzine sopratutto se carine

Je n’aime pas trop les petits garçons
Non mi piacciono troppo i ragazzini

J’aime le jolie je n’aime pas la mode du laid
Amo il bello non mi piace la moda del laido

J’aime dire ce que je pense surtout si cela ne ce dit pas
Amo dire quello che penso sopratutto se non viene detto

J’aime connaitre la règle je n’aime pas la respecter
Mi piace conoscere la regola ma non amo rispettarla

J’aime connaitre les théories littéraires ou scientifiques
Mi piace conoscere le teorie letterarie o scientifiche

J’aime la liberté, je n’aime pas le gaspillage
Amo la libertà non mi piace lo spreco

Je n’aime pas la salade journalistique
Non mi piace l’insalata giornalistica

J’aime mon papa et ma maman
Amo il mio papà e la mia mamma

Je me méfie des psychanalystes
Non credo agli psicanalisti

J’aime bien agacer les gens
Amo irritare gli altri

J’aime pas qu’on m’emmerde
Non amo essere annoiato"



Se volete procurarvi alcuni film di Alain 
Ripley's Home Video ha pubblicato in Italia  sia in box (con ampie interviste al regista) sia come singoli DVD i seguenti film:

Immortale (L')

Uno straniero incontra ad Istanbul una donna, anch'essa straniera, che conduce una vita misteriosa. La donna poi scompare. L’uomo la rivede successivamente, accompagnata, come al momento del loro primo incontro, da un uomo con due grossi cani al guinzaglio. Ritrovatisi la sera stessa, i due salgono in macchina; la donna guida velocemente, e ad una curva le si para davanti uno dei cani…,

Trans-Europ-Express

Il regista del film, salito sul Trans Europ Express con due collaboratori, detta alla segretaria il soggetto di un film che inizia ad apparire sullo schermo. Un giovane, Elias, entrato in una banda di trafficanti di droga, viene inviato ad Anversa per una consegna di cocaina. Ma il viaggio in realtà è un test per misurare le sue capacità. Elias durante il viaggio conosce vari membri della banda fra cui una ragazza, con la quale si intrattiene. Ma commette un'imprudenza: scambiando per membro della banda un poliziotto che lo segue, gli rivela involontariamente il nome del capo banda. Elias capisce l'errore e riesce a sfuggire, ma scopre che la ragazza lo ha tradito per venire in possesso di una taglia su di lui...,

Uomo Che Mente (L')

A guerra finita, un uomo che si fa chiamare Boris Varissa e dichiara di esser stato compagno di lotta di Jean Robin, noto capo partigiano, va a trovare i suoi familiari. Ne parla con sua sorella Sylvia, con la moglie Laura e con il padre, ma ogni volta il suo racconto è diverso...,

Oltre L'Eden

L'Eden è un caffè in cui si riuniscono universitari annoiati che tentano di vincere il tedio giocando a guardie e ladri, allo stupro collettivo, all'assassinio. Un giorno capita nel locale Duchemin, uno straniero, la cui strana personalità affascina la giovane Violette. Offertasi per un'esperienza con la droga, costei si risveglia con la convinzione che lo straniero sia morto annegato...,

N. A Pris Les Des

Il progetto prevedeva che Alain Robbe-Grillet potesse montare due versioni differenti dello stesso film, Oltre L'Eden, utilizzando le stesse riprese e altro materiale girato. Il secondo film così risultato è stato ridistribuito con il titolo N. a pris les dés. "N. a pris les dés" è infatti l'anagramma del titolo originale del film, L'éden et après, ma che racconta una diversa storia. ,

Spostamenti Progressivi Del Piacere

Alice, giovane amica di Nora, viene accusata di averla uccisa. La polizia, infatti, la trova nell'appartamento che condivideva con la bellissima amica in un bagno di sangue. La vittima, legata con alcune cordicelle alla spalliera del letto, teneva piantate nel mezzo del petto un paio di grandi forbici. Sul pavimento il resto di una bottiglia insanguinata con le impronte della ragazza. Se l'omicidio è indubbio, la responsabilità, tuttavia, inizia a vacillare. E' Alice che, con i suoi giuochi deliranti e depravati, le ha risucchiato il sangue fi no all'ultima goccia? Oppure, come essa va insinuando, è un fantomatico quanto inafferrabile maniaco? Incarcerata, Alice non sembra affatto preoccuparsi della sua posizione assai compromessa, ma con abilità consumata, si diverte a smontare le accuse più gravi, a vanificare gli indizi più compromettenti, a far crollare, con le supposizioni, gli uomini che hanno il dovere sgradevole d'incontrarla...

martedì 22 settembre 2015

E il cinema!?(12)

I fila della settimana:





Le Repenti di Merzak Allouache (Algeria) 2012 ***




L'armèe du Salut di Abdellah Tahia (Marocco) 2013 **






The Attack di Ziad Doueiri (Libano) 2012 ***






Portrait au crepuscule - Portret v sumerkakh (Russia) 2011 **





The Search di Michael Hazanavicious (Lituania) 2014 ***

giovedì 25 giugno 2015

E il cinema!?(11):

I film della settimana:


Kill List di Ben Wheatly (Gran Bretagna) 2011 ***



Viviane di Ronit e Shlomi Elkabetz (Israele) 2014 ***



Jimmy's Hall di Ken Loach (Gran Bretagna) 2014 **



Corri ragazzo corri di Pepe Danquart (Germania) 2013 **





Venere in pelliccia di Roman Polanski  (Polonia) 2013 ***

mercoledì 17 giugno 2015

E il cinema!?(10):HROSS I OSS di Benedikt Erlingsson (Islanda)

I film della settimana:
Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve di Felix Herngren (Svezia) 2013 **
l'intrepido di Gianni Amelio (Italia) 2013 ***
Miss Violence di Alexandros Avranas (Grecia) 2013 ***
Quando meno te l'apetti di Agnes Jaoui (Francia) 2013 ***
                                                                   




Di cavalli e di uomini, ma sono poi così diversi?Un bellissimo film tra natura e sentimenti.





























lunedì 8 giugno 2015

E il cinema!?(9) LE DEMANTELEMENT di Sebastien Pilote (Canada)

I film della settimana:
Viejos Gatos di Pedro Peirano e Sebastian Silva (Cile) 2010 ***
Padre Vostro di Vinko Bresan (Croazia) 2013 ***
Trash di Stephen Daldry (Gran Bretagna) 2014 ***
Joe di David Gordon Green (USA) 2013 ***
+



Un uomo in  pace con se stesso che rinuncia a tutto in un film di sentimenti delicatamente sovversivo.Da uno dei piu promettenti registi canadesi.









mercoledì 20 maggio 2015

E il cinema!?(8): LOCKE di Steven Knight (Gran Bretagna)

Il film della settimana:

Broderskab di Nicolo Donato (Danimarca/Italia) 2009 ***
Adikos Kosmos di Filipos Tsitos (Grecia) 2011 ***
A Lady in Paris di Ilmar Raag (Estonia) 2012 ***


+



Non ci sono molte immagini suggestive per questo film da camera inglese. Un uomo, una macchina , un telefono e la notte che avvolge tutto. Non è il primo esempio di cinema minimalista ma in questo caso i 90 minuti scorrono grazie all'intensità della storia ed alla bravura dell'unico attore del film.









venerdì 15 maggio 2015

Intervista a GIOVANNI VENOSTA



                                       



Ricordaci le principali tappe della tua carriera come compositore di musica per cinema.

Intorno ai 17 anni, con i compagni di scuola Giorgio Garini (futuro documentarista e aiuto regista di Soldini) e Aldo Fittante (futuro critico cinematografico) comincio a frequentare le sale sempre più assiduamente: mi ricordo che le visioni di “Nel corso del tempo ” e “Alice nelle città” (con la musica degli ancora amatissimi Can) di Wenders furono una rivelazione, insieme ad “Aguirre furore di Dio” di Herzog (con la musica di un'altro gruppo di culto, i Popol Vuh). Dopo il primo lp autoprodotto “Olympic signals” e i primi lavori con Roberto Musci pubblicati da Recommended Records, ecco che nel 1989 mi si prospetta la possibilità di lavorare per il cinema, con “L'aria serena dell'ovest”, il primo film “ufficiale” di Silvio Soldini. Da lì arriva l'interessamento della casa editrice CAM, specializzata in colonne sonore (Rota, Morricone, Bacalov, Fusco, ecc.) che mi “assiste” economicamente, di fatto producendo molti dei miei successivi lavori con il cinema, fino alla vendita del proprio catalogo alla Sugar e alla chiusura delle produzioni di colonne sonore nel 2010. Nel 2000, dopo “Pane e tulipani” (Ciak d'oro per la migliore colonna sonora) la mia “carriera cinematografica” si consolida giusto un pochino, arrivando a lavorare con altri registi italiani e stranieri di un certo prestigio: tra gli altri, i brasiliani Goldman (“Princesa”) e Jorge (“Estômago”), e gli italiani Pau (“Pesi leggeri”) e Faenza (“Il caso dell'infedele Klara”). Ricevo tre nominations ai David di Donatello per “Brucio nel vento”, “Agata e la tempesta” e “Giorni e Nuvole” di Soldini e una al Grande Premio del cinema brasiliano per “Estômago”. Dal 2002 quasi tutte le pellicole in concorso al Festival di Locarno sono precedute da una sigla con la mia firma.




Quale è il procedimento compositivo delle tue colonne sonore? Prima vedi il film, componi vedendo il film o non vedi il film per niente?
Di solito si procede alla stesura dei primi provini musicali dopo aver visto un pre-montato di alcune scene, a meno che non si abbia la necessità di avere un brano che già serve durante le riprese, come nel caso di “Pane e Tulipani”, nel tango che Bruno Ganz fa finta di cantare nel finale. La cosa più difficile all'inizio è trovare con il regista un territorio e un alfabeto musicale comune, che permetta di confrontarsi concretamente e quindi delimitare il campo d'intervento. Ogni tanto lo si fa ascoltando astrattamente insieme della musica già edita oppure anche con l'utilizzo delle cosiddette “temporary soundtracks”, cioè dei brani che il regista e/o il montatore appoggiano provvisoriamente sulle immagini e ai quali poi il compositore deve fare riferimento, con tutti i vantaggi e i problemi del caso. Ogni tanto mi è capitato di utilizzare anche alcune tecniche compositive e di registrazione provenienti dai miei lavori puramente musicali più sperimentali, come l'improvvisazione guidata o procedimenti di elaborazione elettro-acustica del materiale sonoro.





Quale è la colonna sonora a cui sei più legato e perché?
 Difficile dire...Per esempio ne “Le acrobate” avevo proposto con successo di avvicinarci al mondo musicale di Iva Bittova. In “Brucio nel vento” credo di essere riuscito a fondere piuttosto efficacemente la musica classica con il folk e il rock, ma forse è soprattutto con la colonna sonora di “Estômago” che con il regista (e il montatore) c'è stato un rapporto di notevole fiducia reciproca, tale da consentirmi di creare un risultato davvero variegato e completo.






Qual è il tuo rapporto di affinità con Silvio Soldini , il regista per cui hai composto più colonne sonore?


Anche dopo così tanti film fatti insieme, l'affinità, come tu dici, è una cosa che va costruita e riconfermata volta per volta, progetto per progetto. Credo di poter affermare che abbiamo gusti cinematografici e musicali abbastanza simili...ciò ha senz'altro aiutato.








E a quando la colonna sonora di un film o documentario di Werner Herzog, di cui si parlava nella ns. intervista di 20 anni fa?

In occasione di una conferenza a Milano all'Anteo, forse ricorderai che al Maestro riuscii a dare brevi manu i primi due miei due lp con Musci. Chissà se li ha mai ascoltati...Comunque negli ultimi anni ha scelto di collaborare con un musicista di tale levatura e originalità, Ernst Reijseger, che proprio non mi sento di fargli alcun appunto.

















Mamud Band, Sonata Islands e diSturb und Drang sono dei divertissements o fanno parte della tua poliedricità musicale? Mi sembra che il problema di suonare la tua musica dal vivo tu l’abbia brillantemente superato...

Per suonare a quel livello bisogna darci dentro, studiando e provando come dei matti...altro che divertissements!!! A parte gli scherzi, anche se a “tarda età”, attraverso questi progetti ho capito che si può anche suonare dal vivo senza “soffrire” troppo. Le mie resistenze, come sai, erano soprattutto di matrice gouldiana (mutatis mutandis). Se si riesce a superare la diffidenza e, appunto, la sofferenza determinata dalle (inevitabili?) imperfezioni delle esibizioni “live”, ecco che si può accedere anche a un altro livello di esperienza personale. In realtà, dovevo liberarmi (e non ci sono ancora riuscito del tutto) dalle costrizioni psicologiche iper-perfezionistiche ereditate dagli studi classici.





Ci puoi parlare dell’evoluzione di questi tre progetti?


Per quanto riguarda Mamud Band posso dire che l'afro-beat, la musica della Africa nera più in generale e il funk sono sempre stati tra i miei ascolti prediletti. Non ho fatto altro che dare libero sfogo a questo tipo di “energia” musicale (perché di ciò si tratta) e il gioco è fatto. E ti assicuro che suonare in un gruppo di 10 elementi, riuscendo a far scatenare anche gli spettatori, per uno come me che viene da un côté piuttosto intellettuale e avant-garde, è una gioia non da poco. Con Sonata Islands (alla qual dicitura abbiamo di recente aggiunto la parola “Kommandoh”) e con il progetto diSturb und Drang con Roberto Zanisi e Giovanni Falzone non ho fatto altro che dar vita, una volta trovati i giusti collaboratori, all'aspetto più intimamente legato alle mie passioni musicali: col primo, l'osare eseguire dal vivo la musica dei Magma di Christian Vander, riarrangiandone per quintetto alcune composizioni originali, accostandone altre scritte appositamente con lo stesso “esprit”, mentre col secondo abbiamo dato vita a un repertorio senza confini di genere, esattamente come procedono da sempre i miei ascolti musicali. Il tutto condito da una notevole dose di ritmo, virtuosismo e giusta follia.
          





Tu sei uno dei pochi musicisti che conosco, con una grande curiosità per quello che fanno gli altri musicisti in giro per il mondo. Pensi che questo incida in maniera importante sull’evoluzione della tua musica?


Non potrebbe che essere così. Credo che una delle mie principali caratteristiche sia una sfrenata, quasi insana curiosità. Curiosità che non si è limitata fin da bambino ad ascoltare seduto su un divano una miriade di stimolazioni sonore, ma che anche attivamente mi ha fatto viaggiare in tutti gli angoli del mondo semplicemente per scoprire l'Altro.


                                                         



Sulla scena italiana è cambiato qualcosa rispetto a 20 anni fa o la tua opinione è sempre la stessa?

Non mi ricordo con precisione qual era la mia opinione, comunque se vuoi sapere quali sono i musicisti italiani che negli ultimi anni ho seguito con maggiore attenzione, questi principalmente sono: Fausto Romitelli, un grandissimo compositore, scomparso ahimè di recente a soli 40 anni; in ambito avant-rock, gli Yugen, al momento ai vertici del “prog” internazionale, gli Zu, il progetto di Roy Paci “Corleone”, Alberto Turra; in ambito jazz il già citato Giovanni Falzone, Francesco Cusa, Simone Zanchini. Come esecutori, l'ensemble Sentieri Selvaggi è da tempo diventato una certezza.



                                          



Vedi ancora 200 film all’anno?


Direi di sì, ma con una diversa modalità. Forse ne vedo anche di più, ma molto molto meno in sala, dove non sopporto più i film doppiati, che vado a recuperare in lingua originale durante le panoramiche dei Festival oppure in streaming in rete. Ultimamente fanno capolino anche alcune serie televisive (anche di animazione) che, quando non allungano troppo il brodo, possono arrivare a proporre veri momenti di originalità, come “Utopia”, “Dexter”, “Homeland” o “Lost”. Essendo da tempo giurato dei David di Donatello vedo con una certa regolarità una quarantina di film italiani all'anno.



















Quali sono le cinematografie o i registi che più ti hanno colpito negli ultimi vent’anni?

Non so se posso parlare di intere cinematografie, ma piuttosto di alcune opere di singoli registi. Ecco alcuni tra coloro che a mio parere hanno mantenuto nel tempo una maggiore continuità qualitativa: Tarantino, Lynch, Von Trier, Gondry, P.T. Anderson, Kim Ki-duk, Solondz, Audiard, Dardenne, Garrone, Wong Kar Wai, Miyazaki, Leigh, Herzog (nei documentari), Sokurov, van Warmerdam, Ozon, Hillcoat, Bong Joon-ho, Roy Andersson, Jonze.



                                                                                



C’è qualche film la cui colonna sonora ti sarebbe piaciuto fare?


Quasi sempre quando mi piace un film, vuol dire che ho anche piuttosto gradito la sua colonna sonora, quindi alla tua domanda preferirei rispondere così: c'è in particolar modo un regista di cui ammiro moltissimo lo spirito con cui affronta le proprie colonne sonore, anche quando gli è capitato di cambiare compositore, come nel caso di Paul Thomas Anderson. Sia con Jon Brion che con Jonny Greenwood, egli ha probabilmente saputo dare le corrette indicazioni, la necessaria libertà e il giusto spazio ai propri (tra l'altro eccellenti) collaboratori. In linea assolutamente teorica mi piacerebbe musicare il suo prossimo film. Invece, se dovessi menzionare una colonna sonora che mi è piaciuta moltissimo e che personalmente non avrei mai immaginato in una maniera così originale ed efficace, è la musica della recente serie inglese “Utopia”, composta da Cristobal Tapia de Veer.









Quali sono i tuoi progetti futuri?

Intanto continuare a sopravvivere col mio mestiere così come ho fatto fino ad ora. Sembra quasi una provocazione, ma negli ultimi tempi sto vedendo talmente tanti musicisti validissimi faticare e a volte soccombere, che una certa ansia si fa strada...Se ad esempio penso che ogni volta che si prova a mettere in piedi un progetto, si scrive, si studia e si prova per dei mesi, per poi suonarlo in pubblico solo un paio di volte, in più con compensi ridicoli, mi vien male. Il nostro mestiere sta diventando sempre di più un simpatico hobby per persone agiate.
Comunque, andiamo avanti, incoscienti e a testa bassa: sto accingendomi a scrivere la nuova sigla del Festival di Locarno, a portare dal vivo il progetto Sonata Islands Kommandoh (in repertorio anche De Futura di Jannick Top, aiuto!). Sempre con Sonata Islands stiamo mettendo in piedi un altro progetto, dal nome Nippon Eldorado: con l'aggiunta della poliedrica voce di Sarah Demagistri, il repertorio sarà caratterizzato dal tentativo di restituzione di alcuni brani del periodo d'oro dell'avant-rock (folk) giapponese degli anni 80/90! Ho trascritto dai dischi e riarrangiato per sestetto alcune perle dei Wha Ha Ha, After Dinner, Jun Togawa, Phew, e Kiyohiko Senba. Per la traslitterazione delle parole mi sono fatto aiutare da un amico linguista friulano che vive a Tokyo.
Infine, sto aspettando di ricominciare a scrivere musica per lungometraggi, con progetti che di questi tempi continuano a slittare, anche per anni. Evviva!